domenica 24 aprile 2022

 

Il 25 aprile 1945, giorno della liberazione dell’Italia dal nazifascismo da parte delle forze alleate, rappresenta il momento fondante della nostra repubblica democratica, sancita del 2 giugno del 1946 con il referendum popolare a suffragio universale maschile e per la prima volta anche femminile.

Giorno da ricordare, il 25 aprile, innanzitutto commemorando i Caduti, tutti quei giovani combattenti nei venti mesi di lotta di liberazione che non tornarono a casa e furono pianti da madri, mogli, figli, fratelli con le stesse lacrime ancorché di colore politico diverso. Tutti lasciarono sul campo di battaglia la loro giovane esistenza dalle cui indistinte ceneri nacquero poi i papaveri rossi della toccante canzone di Fabrizio De André: La guerra di Piero.

 Onoriamoli tutti

Non per questo tuttavia intendiamo stravolgere la storia, negando i fatti così come la storiografia vuole, né vogliamo togliere merito ai Caduti delle formazioni partigiane, quelli coi fazzoletti rossi e verdi, i quali schierandosi dalla parte giusta si opposero al totalitarismo, che delegava allo Stato etico il diritto di decidere cosa ciascuno dovesse pensare, fare, dire, professare, scegliere. No. Quello era il pensiero unico, dittatoriale che noi avversiamo ancor più in questi ultimi mesi tormentati da nuove barbarie che ci avvertono quanto precaria possa essere la libertà di un popolo e quanto difficile preservarla.

Ecco perché oggi più che mai siamo profondamente riconoscenti e consapevoli di avere un grande debito nei confronti dei martiri della libertà, che ci hanno donato con il loro sacrificio il pluralismo ideologico, la libertà politica, civile, religiosa insieme alla possibilità di vivere in uno Stato democratico.

Siamo consapevoli. Perciò, proprio per questo sarebbe riduttivo fermarci al ricordo riconoscente e ancor più inutile commemorarli se non facessimo il punto sul significato che noi diamo alla democrazia. Siamo certi che la nostra sia proprio una democrazia matura che non confonde democrazia con demagogia, libertà individuale con libertà collettiva, il bene del singolo con quello della comunità? O stiamo regredendo verso un individualismo esasperato, sordo al rispetto del bene comune? Siamo consapevoli che ogni qualvolta i due livelli si confondono, nasce il rischio di perdere sia la libertà che la democrazia?

Ecco perché non possiamo oggi onorare i Caduti per la libertà senza una riflessione profonda da cui scaturisca un nuovo impegno civile, che ci veda coinvolti in prima persona quali custodi della libertà, garanti della democrazia, disposti a cedere un poco dei nostri diritti individuali in nome dei doveri collettivi, parlando il linguaggio del dovere e non soltanto quello dei diritti, facendoci portatori di pace non untori di odio e divisioni.

Oggi più che mai sarebbe auspicabile che camminassimo sul solco di questi eroi impegnandoci a conservare e tramandare la libertà ai nostri figli e nipoti, salvaguardandola, custodendola, non a parole vuote ma con l’impegno quotidiano di cittadini che sanno stare dentro il rispetto della cosa pubblica, della natura, delle regole comuni, sapendo bene che, se oltrepassiamo i limiti, miniamo la stessa democrazia. Ogni abuso è una violenza democratica, ogni scantonamento una ferita allo Stato, ogni arbitrio un colpo alla comunità.

Facciamo in modo che non morirono invano tutti gli eroi della libertà e i Nostri licatesi:

1)Raimondo Savarino, martoriato e ucciso a Borzonasca in Liguria ;

2)Di Paola Angelo, catturato con altri 17 partigiani venne prima torturato e poi avviato alla fucilazione in località Sbaranzo di Clavesana;

3)Mantia Angelo arruolato nella brigata Matteotti  morì in combattimento tra Baldissera d’Alba e Canale;

4)Gueli Niccolò arruolatosi volontario a 19 anni nei parà della Folgore trovò eroicamente la morte il 19 aprile 1945 con altri 37 paracadutisti del Corpo dei volontari della Libertà sulla dorsale appenninica della linea gotica nel comune di Castel del Rio, mentre cercava di espugnare la fortezza posta su Case Grizzane dove erano asserragliati i cosiddetti Diavoli rossi tedeschi, aprendo il varco alle truppe di liberazione.

per dilagare nella pianura padana

5)Cassaro Giuseppe carabiniere, vice brigadiere in servizio a Pinerolo in Val Chisone, appartenente alla Brigata Ettore Serafino, cadde per fucilazione a Fenestrelle il 22 aprile del 1944.

 

Né soffrirono invano le donne deferite al tribunale speciale, istituito nel novembre del 1926 per crimini contro la sicurezza dello Stato ed il Regime fascista, cioè per i reati politici. Le coraggiose donne Siciliane sottoposte a giudizio per avere difeso diritti sacrosanti negati dalla dittatura:

1)    Lucia Caponnetto di Francofonte, arrestata perché svoleva attività antifascista,

2)    Giuseppina Cosolito di Caltagirone,

3)    Amalia Gregorio di Santa Teresa Riva (Me),

4)    Emilia Ermellino di Messina.

5)    Marrale Alessandra nata a Licata,

Tutte poi rinviate al tribunale ordinario

 

E non fu vano il dolore di chi pagò la dissidenza al fascismo col confino sperimentando sulla propria pelle la limitazione della libertà personale:

1)    Francesco Incorvaia; 

2)    Gaetano Cascino calzolaio, antifascista;

3)    Giuseppe Giosuè Greco, impiegato, apolitico;

4)     Alfredo La Perna spedizioniere, comunista;

5)    Onofrio Cavaleri, fotografo, socialista;

6)    Giovan Battista Adonnino, avvocato, fascista;

7)    Pietro Francesco Guidotto, studente, fascista

 

Facciamo in modo che dalle ceneri del passato nasca nuova semenza di civiltà e non di barbarie.

Buon 25 aprile

Bibliografia

1)    S. Carbone- L. Grimaldi, Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Sicilia, Archivio centrale dello Stato, Roma 1989

2)    C. Zangara, Per Liberar l’Italia. I Siciliani nella Resistenza /1943-45), ediz. La Vedetta  Licata, 2011

 

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