martedì 17 gennaio 2023

di Carmela Zangara 


In occasione dell’ottantesimo anniversario dello sbarco alleato in Sicilia, iniziamo un nuovo percorso volto a ricordare le tappe fondamentali che portarono all’attuazione di quello che fu il momento storico decisivo per la seconda guerra mondiale quando gli italiani, -voltando pagina e iniziando proprio da Licata – trasformarono il conflitto da guerra agli alleati in guerra ai tedeschi, passaggio non indolore senza il quale però oggi non avremmo né la democrazia né la libertà.

La prima pietra dello sbarco alleato fu posta a Casablanca (Marocco) durante la Conferenza svoltasi dal 14 al 24 gennaio del 1943 nella città dove si riunirono i Capi di stato maggiore americani ed inglesi, con l’accordo preventivo di Russia e Cina, per stabilire le modalità di prosecuzione della II guerra mondiale, dopo la vittoria alleata in Africa e la sconfitta dell’Asse. Gli ultimi mesi del 1942  erano stati determinanti ai fini della guerra quando l'Afrika Korps di Rommel, dopo essere arrivata alle porte dell'Egitto aveva subito la disfatta irreversibile di El Alamein  con la ritirata delle forze italo-tedesche lungo il deserto della Cirenaica sino alle porte della Tunisia, disfatta che, sancendo l’imminente fine della guerra, evidenziò la conseguente necessità di creare altri fronti bellici sia nel Pacifico che nel Mediterraneo.  

In assoluta segretezza perciò, Frank Delano Roosevelt, Winston Churchill, il generale francese Henri Giraud, raggiunti successivamente dai generali inglese, Harold Alexander e statunitense Dwight Eisenhower oltre al generale De Gaulle, a Casablanca svolsero il lavoro preparatorio per la formulazione di un  Piano di invasione giungendo alla determinazione -non senza aspri contrasti -per quel che riguarda il fronte del Mediterraneo- di aprire il dossier Husky, nome in codice dello sbarco in Sicilia. Tale dossier- la cui firma avvenne il 18 gennaio all'albergo Sain Giorge di Algeri nella stanza 141, stabiliva di attaccare l’Asse non partendo dalla Francia ma dall' Italia e dalla Sicilia,  scelta per la sua vicinanza alla Tunisia. Era prevalsa insomma la tesi di indebilire  l'Asse sconfiggendo prima Mussolini e soltando dopo attaccando Hitler sul fronte francese.

In quella sede furono enunciati anche i principi fondanti della guerra, comunicati alla stampa, sino ad allora tenuta all’oscuro, soltanto il 12 Febbraio durante la Conferenza per la Dichiarazione Ufficiale conclusiva. 

Tali principi ispirandosi ai valori democratici  si rfacevano:

1) al     principio fondamentale su cui poggiano tutte le democrazie, nate dalle conquiste delle Rivoluzioni americane e francesi, per cui la guerra deve avere lo scopo prioritario di fare in modo che l’autorità di governo spetta ai cittadini e solo ad essi;

2)    alla Carta Atlantica per la quale le popolazioni conquistate devono diventare padroni del loro destino essendo le Nazioni unite concordi nel ridare ai popoli conquistati i loro sacri diritti.

L’obiettivo finale degli Alleati  era la resa incondizionata di Tedeschi, Italiani e Giapponesi, resa che pur essendo intransigente non riguardava i popoli delle Nazioni dell’Asse ai quali non sarebbe stato fatto alcun male ma soltanto ai loro colpevoli e barbari capi.

Nel ricordare questo evento vogliamo ribadire che i  principi democratici formulati a Casablanca -sovranità popolare e auto determinazione dei popoli- purtroppo non sono valori acquisiti  una volta per tutte. Lo dimostra la guerra in Ucraina che combatte per difendere tali valori inalienabili, insidiati da intenti egemonici ed espansivi da parte della Russia. Insomma la pace, una volta conquistata, va custodita e per farlo bisogna ricordare, tramandare, conoscere per comprendere e agire di conseguenza.

 

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